Un viaggio tra bellezza e autonomia dove il patrimonio artistico diventa un’opportunità di crescita e inclusione per ragazzi con disabilità
Città di Castello si conferma un laboratorio a cielo aperto dove la cultura diventa strumento di inclusione e cittadinanza attiva. Il progetto “Guide per un Giorno”, nato dalla collaborazione tra la Cooperativa La Rondine, la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, la Cooperativa Atlante e il Comune di Città di Castello, trasforma il patrimonio artistico in un percorso di crescita professionale per ragazzi con disabilità mentale.
Siamo orgogliosi di come la nostra realtà stia diventando un punto di riferimento per il territorio
dichiara Luciano Veschi, presidente della Cooperativa La Rondine
Al centro della nostra missione ci sono i soci lavoratori: ne tuteliamo la professionalità rispettando il contratto nazionale e promuovendo la parità di genere con progetti dedicati, come il sostegno alle mamme. È proprio da questa attenzione alla persona che nascono i nostri progetti di inclusione, dall’agricoltura sociale fino all’iniziativa che presentiamo oggi
Nello specifico, parlando proprio delle “Guide per un Giorno”, i ragazzi hanno intrapreso un’attività riabilitativa e professionale d’eccezione a Palazzo Albizzini. Valentina Rossi, responsabile del servizio per La Rondine, sottolinea infatti l’importanza del lavoro di squadra:
La sinergia tra i partner è stata la chiave del successo. Grazie alla Fondazione Burri, i ragazzi hanno trasformato il museo in un vero laboratorio di crescita
L’esperienza poggia su radici profonde. Gregorio Battistoni della Cooperativa Atlante ricorda:
Il nostro impegno è iniziato dieci anni fa con la mostra “La Luce del Nero” dedicata ai non vedenti. Quella scintilla sull’accessibilità è diventata oggi un progetto strutturato e continuo
Il valore dell’iniziativa emerge chiaramente dalle parole dei protagonisti. Thomas Veschi racconta come l’esperienza agli Ex Seccatoi lo abbia fatto
migliorare come persona
mentre Giacomo Pasqui sottolinea il piacere di
mettersi in gioco nel centro storico
Per Anna Zamponi, l’arte è stata uno stimolo allo studio:
“La sala del “Nero” mi ha dato la spinta per riprendere i libri in mano”. Anche per chi era più timido, come Lucia Biccheri, il bilancio è positivo:
Inizialmente mi vergognavo a parlare in pubblico, ora mi sento più libera
Il progetto dimostra come l’unione tra istituzioni e terzo settore possa generare nuove forme di autonomia, restituendo dignità alle persone attraverso la bellezza condivisa.





